Diario

Dal vinile ai bit

Agosto 2026 2 min di lettura
From Vinyl to Bits

Uno sguardo personale a quattro decenni di strumenti, dal giradischi al laptop — e a ciò che, lungo il percorso, è rimasto invariato.

Ho iniziato a lavorare nelle discoteche come DJ quando ero molto giovane, in un’epoca in cui la musica era ancora completamente radicata nel mondo analogico. Vinili, mixer, le prime apparecchiature elettroniche: nulla era virtuale, tutto aveva un peso, una consistenza, e ogni errore era immediatamente percepibile. Ripensandoci oggi, credo che sia stato proprio questo a insegnarmi ad ascoltare.

primi passi

Fine anni ’80. Forte dei Marmi, Toscana.

È qui che ho cominciato a muovere i primi passi nel mondo della musica. Dietro quella consolle, tra vinili, mixer e luci di una discoteca, ho iniziato a capire che la musica non era soltanto qualcosa da ascoltare: era qualcosa da vivere, scegliere, condividere.

Allora non sapevo ancora dove mi avrebbe portato quella strada. Sapevo soltanto che stare lì, davanti a quei giradischi mi faceva sentire esattamente dove volevo essere.

Quella è una delle prime immagini di un viaggio che, in modi diversi, continua ancora oggi.

I primi passi

Fine anni ’80. Forte dei Marmi, Toscana. È qui che ho cominciato a muovere i primi passi nel mondo della musica. Dietro quella consolle, tra vinili, mixer e luci di una discoteca, ho iniziato a capire che la musica non era soltanto qualcosa da ascoltare: era qualcosa da vivere, scegliere, condividere. Allora non sapevo ancora dove mi avrebbe portato quella strada. Sapevo soltanto che stare lì, davanti a quei giradischi mi faceva sentire esattamente dove volevo essere. Quella è una delle prime immagini di un viaggio che, in modi diversi, continua ancora oggi.

I primi computer in studio

Ho vissuto l’evoluzione degli strumenti che hanno caratterizzato le diverse generazioni di produttori: dall’Atari 1040ST ai primi sequencer e software, passando per Emagic e Logic, fino a molte altre tecnologie che, poco alla volta, hanno cambiato il modo di scrivere, registrare e produrre musica. In quegli anni ogni nuova macchina sembrava una piccola rivoluzione, persino quelle che oggi possono apparire quasi appartenenti a un’altra epoca.

Non ho mai visto la tecnologia come un sostituto della creatività, ma semplicemente come un altro strumento attraverso il quale esplorare nuove possibilità.

La curiosità è sempre stata una costante

Ancora oggi per me è così.

Sono sempre stato affascinato dai nuovi sistemi e dalle tecnologie che stanno emergendo nel mondo della produzione musicale, compresa l’intelligenza artificiale, e anch’io sto sperimentando queste possibilità nel mio lavoro.

Non perché siano semplicemente nuove, ma perché voglio capire cosa possono permettermi di fare che prima non potevo fare, mai come sostituto della creatività che è umana.

Il mio percorso musicale ha attraversato moltissimi territori: dal funk e dalla disco degli anni ’70 e ’80 al soul, al jazz, dalla lounge, alla nu-disco e alla musica elettronica. Epoche diverse, ambienti diversi, strumenti diversi, ma ogni volta la stessa cosa che cercavo: atmosfera, groove ed emozione.

Forse è proprio questa mia curiosità, più di qualsiasi singolo strumento o genere musicale, a guidare ancora oggi il mio modo di fare musica.